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Il rispetto dei diritti umani e ambientali nelle imprese

Le imprese svolgono un ruolo fondamentale per la crescita economica e sociale degli stati; un’impresa è sostenibile quando vi è un equilibrio tra la creazione del lavoro e il rispetto dei diritti dei lavoratori, quando si promuove un dialogo sociale, diffondendo pratiche di lavoro sostenibili e responsabili. Un’impresa è sostenibile quando sviluppa non solo un modello di business ma lo stesso è in equilibrio con le strategie sostenibili di ESG (Enviromental, Social e Governance).

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La Dichiarazione Universale dei diritti umani(che consacra il rispetto della dignità dell’uomo) risale al 1948.

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Il rispetto dei diritti umani è sempre stato limitato e compromesso dalle fragilità strutturali presenti nei sistemi economici, sociali, politici di molti Stati ma con il tempo si è capito che la violazione dei diritti umani dipendesse anche dal ruolo economico e contrattuale delle imprese. Nel 2011 il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha approvato i Principi Guida su Imprese e Diritti Umani; l’Italia nel 2016 è stato uno dei primi Paesi a realizzare un Piano di Azione su Impresa e Diritti Umani della durata di 5 anni, dal 2016 al 2021. I Principi Guida su Imprese e Diritti Umani si fondano su 3 pilastri che sono:

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  • Il dovere degli Stati di proteggere le persone contro gli abusi dei Diritti Umani realizzati da terzi, comprese le imprese
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  • La responsabilità delle imprese di rispettare i diritti umani
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  • Accesso a vie di ricorso adeguate ed efficaci per le vittime di abusi o violazioni connessi alle imprese
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Questi Principi Guida si applicano a tutti gli Stati e a tutte le Imprese, transnazionali e di ogni altro tipo, indipendentemente dalla loro dimensione, settore, localizzazione, assetto proprietario e struttura. Nei principi fondativi è previsto che:”gli Stati hanno l’obbligo di proteggere gli individui dalle violazioni dei diritti umani compiute all’interno del loro territorio e/o della loro giurisdizione , da parte di terzi incluse le imprese. Ciò richiede l’adozione di misure appropriate per prevenirle oppure qualora essi si verifichino, investigare su di esse, punire gli autori e porre loro rimedio attraverso l’uso di efficaci strumenti politici, legislativi amministrativi e giudiziari”.

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Nei principi operativi è previsto che:

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Nell’adempiere l’obbligo di proteggere, gli Stati dovrebbero :

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  • applicare leggi destinate a, o aventi l’effetto di, esigere dalle imprese di rispettare i diritti umani e, periodicamente, valutarne l’adeguatezza e colmarne le eventuali lacune;
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  • garantire che altre leggi e politiche che governano la creazione e il funzionamento delle imprese, come ad esempio il diritto societario, non costituiscano un impedimento, bensì favoriscano il rispetto dei diritti umani da parte del settore privato;
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  • fornire alle imprese una guida effettiva su come rispettare i diritti umani in tutte le loro operazioni;
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  • incoraggiare, e quando appropriato obbligare, le imprese a rendere noto il modo in cui affrontano i loro impatti sui diritti umani
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Le imprese, per individuare in modo veloce le eventuali violazioni dei Diritti Umani, causate dallo loro attività, possono implementare dei processi di Due Diligence legale (dovuta diligenza). E’ giusto il caso di ricordare che la Commissione Europea, il 23 febbraio del 2022, ha pubblicato la proposta di Direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence, il cui scopo è quello di introdurre un obbligo di Due Diligence (in materia di Diritti Umani ed Ambiente) per le Imprese Europee lungo tutta la catena del valore (value chain) e non soltanto per la catena di approvvigionamento(supply chain), quindi, comprendendo tutte le relazioni commerciali dirette ed indirette ma in merito a ciò c’è un disaccordo tra gli Stati membri; il prossimo step è previsto al Parlamento Europeo per maggio 2023 e dopo toccherà ai singoli Stati membri, i quali avranno due anni per recepire la proposta di Direttiva in legge nazionale. Questa Legge sulla catena di fornitura si applica alle società europee e alle organizzazioni di altri Paesi che operano nell’UE con 500 dipendenti o con un fatturato di almeno 150 milioni di euro. Per i settori ad alto rischio, sia per l’uomo che per l’ambiente, i requisiti della Direttiva si applicano alle organizzazioni con almeno 250 dipendenti e un fatturato di 40 milioni di euro. Alle piccole e medie imprese la Direttiva non si applica direttamente ma indirettamente ad esempio se le PMI sono fornitori di grandi aziende.

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Per un’Impresa fare Due Diligence significa agire in modo responsabile, con continuità, in modo proattivo cercando di individuare tutti i probabili rischi derivanti dall’attività d’Impresa che possano avere effetti negativi sui Diritti Umani e sull’Ambiente. Le aziende devono imparare a gestire e monitorare al meglio i rischi, devono fornire informazioni trasparenti e pubbliche sull’adempimento degli obblighi ,anche con un report annuale, devono evitare la violazione di diritti umani come il lavoro minorile, lo sfruttamento dei lavoratori, devono evitare violazioni ambientali come la distruzione della biodiversità, l’inquinamento o le emissioni di gas climalteranti.