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Le forme giuridiche per le CER: l’impresa sociale.

L’impresa sociale è specificamente regolata dal decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112 (“Revisione della disciplina in materia di impresa sociale”), attuativo della legge delega 6 giugno 2016, n. 106.  Tale decreto, però, non ne esaurisce la disciplina. All’impresa sociale, infatti, si applicano, se compatibili con le norme di cui al decreto 112 del 2017, anche le disposizioni del d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117, (recante il Codice del terzo settore), nonché, in mancanza e per gli aspetti non disciplinati, le disposizioni del Codice civile che concernono la forma giuridica in cui l’impresa sociale è costituita (articolo 1, comma 5, d.lgs. 112/2017).

Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti nelle forme di cui al libro V  del codice civile che esercitano in via stabile  e  principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione  responsabili e trasparenti  e  favorendo  il  più  ampio coinvolgimento dei lavoratori,  degli  utenti  e  di  altri  soggetti interessati alle loro attività.Viene considerata come attività principale l’attività per la quale i relativi ricavi siano superiori al settanta per cento dei ricavi complessivi dell’impresa sociale, secondo criteri di computo definiti con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali. 

Le imprese sociali possono svolgere anche attività secondarie da cui derivano utili che, tuttavia, non devono superare il limite massimo del 30% dei ricavi complessivi. 

La legge indica un lungo elenco per individuare quali siano le predette attività d’interesse generale tipiche dell’impresa sociale: a titolo di esempio, i servizi sociali, le prestazioni sanitarie, l’educazione, l’istruzione e la formazione professionale, le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa, gli interventi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente e all’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, la formazione universitaria e post-universitaria, la ricerca scientifica di particolare interesse sociale, eccetera.

Il legislatore, con decreto legge 29 maggio 2023, n. 57 (convertito dalla legge 26 luglio 2023, n. 95), ha espressamente introdotto tra le attività di interesse generale perseguite rispettivamente da ETS e imprese sociali gli interventi finalizzati «alla  produzione,  all’accumulo e alla condivisione di energia da fonti rinnovabili a fini  di  autoconsumo, ai sensi del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199», intervenendo sull’articolo 2, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112 sull’impresa sociale. 

Con questa riforma, perciò, viene permesso ad una comunità energetica rinnovabile (CER) di acquisire la qualifica di ente di impresa sociale.

Costituzione

L’impresa sociale è costituita con atto pubblico. Oltre a quanto specificamente previsto per ciascun tipo di organizzazione, secondo la normativa applicabile a ciascuna di esse, gli atti costitutivi devono esplicitare il carattere sociale dell’impresa e in particolar modo indicare a) l’oggetto sociale (con riferimento alle disposizioni di cui all’articolo 2, comma 1, 2 e 3 o le condizioni di cui all’articolo 2, commi 4 e 5) b) l’assenza di scopo di lucro.

Gli atti costitutivi, le loro modificazioni e gli altri atti relativi all’impresa devono essere depositati entro trenta giorni a cura del notaio o degli amministratori presso l’ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede legale, per l’iscrizione in apposita sezione.  

Le modalità di ammissione ed esclusione di soci (o associati), nonché il rapporto sociale, sono regolati dagli atti costitutivi o dagli statuti dell’impresa sociale secondo il principio di non discriminazione, tenuto conto delle peculiarità della compagine sociale e della struttura associativa o societaria e compatibilmente con la forma giuridica in cui l’impresa sociale è costituita.

 

Distribuzione di utili

Per quanto riguarda la distribuzione degli utili, l’’articolo 3, comma 2, del Decreto n. 112 del2017 sancisce il divieto della distribuzione, anche indiretta, “di utili ed avanzi di gestione, fondi e riserve comunque denominati, a fondatori, soci o associati, lavoratori e collaboratori, amministratori ed altri componenti degli organi sociali, anche nel caso di recesso o di qualsiasi altra ipotesi di scioglimento individuale del rapporto”.

Tuttavia, il comma 3 del medesimo articolo prevede la possibilità per l’impresa sociale di destinare “una quota inferiore al cinquanta per cento degli utili e degli avanzi di gestione annuali, dedotte eventuali perdite maturate negli esercizi precedenti”, se a) costituita nelle forme di cui al libro V del codice civile, ad aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato dai soci, nei limiti delle variazioni dell’indice nazionale generale annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e di impiegati, calcolate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) per il periodo corrispondente a quello dell’esercizio sociale in cui gli utili e gli avanzi di gestione sono stati prodotti, oppure alla distribuzione, anche mediante aumento gratuito del capitale sociale o l’emissione di strumenti finanziari, di dividendi ai soci, in misura comunque non superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato e b) a erogazioni gratuite in favore di enti del Terzo settore diversi dalle imprese sociali, che non siano fondatori, associati, soci dell’impresa sociale o società da questa controllate, finalizzate alla promozione di specifici progetti di utilità sociale.