GreenSquare Italia

Impianto fotovoltaico, bene mobile o immobile?

La definizione dell’impianto fotovoltaico come bene mobile o immobile assume un ruolo di centralità per ciò che concerne imposta di registro e relativa qualificazione catastale. Infatti, il tema è stato lungamente oggetto di dibattito, del resto sono chiare le implicazioni, soprattutto economiche che questo titolo comporta, soprattutto in ottica di investimenti in un settore che, anche grazie ai rilevanti interventi pubblici sta assumendo un ruolo di centralità.
Un punto fermo è stato scritto in data 14 marzo 2024 dalla Corte di cassazione, con sentenza n. 6840, nella quale la Corte si è espressa enunciando un rilevante principio di diritto. Riprendendo il testo della sentenza, viene enucleato che: «gli impianti fotovoltaici di grande potenza (parchi fotovoltaici) realizzati allo scopo di produrre energia da immettere nella rete elettrica nazionale per la vendita vanno considerati a tutti gli effetti, ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali, quali beni immobili in quanto la connessione strutturale e funzionale tra il terreno e gli impianti è tale da poterli ritenere sostanzialmente inscindibili, a nulla rilevando che astrattamente sono rimovibili ed installabili in altro luogo».
Nella motivazione della sentenza i giudici hanno richiamato anche:
• numerosi documenti di prassi emessi dall’Amministrazione finanziaria in tema di impianti fotovoltaici (circolare Agenzia del territorio n. 3/2008, circolari Agenzia delle entrate n. 46/2007, n. 38/2008, n. 38/2010);
• la sentenza n. 16824/2006 della stessa Corte in tema di centrali elettriche;
• alcune norme che contengono, soprattutto sotto il profilo catastale, la definizione di “beni immobili” e di “unità immobiliari” (articoli 4 e 5, Rd n. 652/1939, articolo 2 Dm n. 28/1998
• la sentenza n. 162/2008 della Corte costituzionale in tema di definizione di “unità immobiliare”;
• il primo comma dell’articolo 812 del Codice civile, in base al quale “Sono beni immobili il suolo, le sorgenti e i corsi d’acqua, gli alberi, gli edifici e le altre costruzioni, anche se unite al suolo a scopo transitorio, e in genere tutto ciò che naturalmente o artificialmente è incorporato al suolo”.
Si evince quindi come questa decisione sia giunta a seguito di un indirizzo che è andato progressivamente affermandosi pressoché univocamente in questa direzione interpretativa. Gli elementi che fungono da discrimine sono perciò quello della notevole dimensione dell’impianto e della sua destinazione alla produzione di energia al fine della vendita a seguito di immissione nella rete nazionale. Inoltre, un altro fattore da considerare è dato dall’antieconomicità di una possibile rimozione in concreto del parco fotovoltaico per spostarlo in altro luogo, seppure tale operazione sia astrattamente fattibile. Nondimeno, l’eventuale precarietà dell’installazione può dirsi compensata da considerazioni che riguardano il profilo strettamente funzionale. Infatti, la messa in opera di un impianto di apprezzabili dimensioni, compresa l’integrazione tra i diversi elementi che lo compongono ed il loro allacciamento alla rete elettrica nazionale, lascia presupporre un collegamento con il luogo in cui lo stesso è situato funzionale ad una duratura utilizzazione del bene in quel determinato posto. Al contrario, in forza dell’orientamento emergente, si può affermare che non hanno autonoma rilevanza catastale, e costituiscono semplici pertinenze delle unità immobiliari, le porzioni di fabbricato ove sono stati collocati impianti di produzione di energia aventi modesta potenza e destinati tendenzialmente ai consumi domestici.
In conclusione, la Corte, motivando la pronuncia che di fatto qualifica gli impianti fotovoltaici di grandi dimensioni come beni immobili, ha sottolineato l’indissolubile connessione strutturale e funzionale tra gli impianti e il terreno su cui sono installati, nonostante la loro astratta rimovibilità. La decisione, supportata da precedenti giurisprudenziali e da documenti di prassi dell’Amministrazione finanziaria, chiarisce che la rilevanza economica e la destinazione alla produzione di energia per la vendita nella rete nazionale sono elementi determinanti per protendere verso questa interpretazione del fenomeno. Restano comunque esclusi e quindi classificabili come beni immobili gli impianti di dimensioni contenute in cui la prevalenza dell’energia prodotta viene contestualmente consumata senza l’immissione nella rete nazionale per la vendita.

A cura di Edoardo Calza