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Data center e procedimenti autorizzatori: ricostruzione giuridica del regime urbanistico-ambientale applicabile

Quando si vuole realizzare un data center di grandi dimensioni, ci si trova di fronte a una trasformazione del territorio piuttosto articolata, che coinvolge diversi ambiti normativi: urbanistica, ambiente ed energia. Non basta ottenere un permesso di costruire. Il percorso autorizzativo si sviluppa attraverso una serie di passaggi che devono rispettare un ordine preciso, e saltarne anche solo uno può compromettere la validità di tutti gli atti successivi.

Va segnalato che è attualmente in fase di riscrittura una procedura unificata che dovrebbe accorpare le varie fasi del permitting, con l’obiettivo di ridurre i tempi complessivi a circa 10 mesi.

1. Verificare la destinazione urbanistica dell’area

Il primo passo consiste nel verificare presso il Comune quale sia la destinazione d’uso prevista per l’area che si vuole utilizzare. Un data center richiede una destinazione produttiva o comunque compatibile con quanto stabilito dallo strumento urbanistico in vigore.

Se la destinazione attuale non è quella giusta, bisogna avviare una variante urbanistica. Questa può seguire due strade:

-la procedura SUAP (ai sensi del DPR 160/2010), che di solito richiede dai 3 ai 6 mesi, oppure

– la procedura ordinaria, che coinvolge anche enti sovraordinati e può allungarsi fino a 12 mesi, a seconda delle norme regionali.

Senza la conformità urbanistica, non si può nemmeno iniziare a parlare di procedure ambientali.

2. Scegliere la localizzazione rispettando i criteri di contenimento del suolo

Quando si individua il sito, Comune e proponente devono tenere conto dei criteri contenuti nelle Linee guida del MASE (Decreto Direttoriale n. 257/2024). Questi criteri danno priorità al recupero di aree brownfield, cioè siti industriali dismessi. Solo in seconda battuta si possono considerare aree greenfield, e comunque devono trattarsi di zone già previste negli strumenti urbanistici come lottizzazioni industriali non ancora realizzate.

Questa impostazione riflette il principio, condiviso anche a livello europeo (Direttiva UE 2023/1791), di usare il territorio in modo efficiente e limitare il consumo di nuovo suolo. La scelta del luogo non è solo una questione di pianificazione: incide sulla legittimità complessiva dell’intero procedimento.

3. Aprire un dialogo preliminare con il Comune

Una volta trovata un’area compatibile dal punto di vista urbanistico, si apre una fase di confronto tra Comune e proponente. Questo dialogo serve a:

-chiarire quali impatti avrà il progetto sul territorio e sulle infrastrutture;

-valutare quali ricadute economiche e occupazionali ci saranno per la zona;

-individuare in anticipo eventuali problemi ambientali o urbanistici.

Se occorre una variante urbanistica, in questa fase vengono coinvolti anche gli enti che dovranno esprimere i pareri necessari.

4. Ottenere le valutazioni ambientali prima di qualsiasi altro titolo

Prima di poter chiedere il permesso di costruire, è indispensabile completare le valutazioni e autorizzazioni ambientali. Queste vengono prima di tutto il resto, e senza di esse qualsiasi provvedimento successivo risulta illegittimo.

In particolare, bisogna:

sottoporre il progetto alla verifica di assoggettabilità a VIA (ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. 152/2006), quando la potenza complessiva dei generatori di emergenza supera i 50 MW, oppure 25 MW se ci si trova in aree critiche o sensibili;

se la potenza supera i 150 MW, scatta la VIA statale (art. 23 D.Lgs. 152/2006).

I tempi indicativi sono di circa 3 mesi per la verifica di assoggettabilità, e fino a 12 mesi per la VIA nazionale.

5. Richiedere l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)

Dopo aver concluso la procedura di VIA, se il progetto rientra nella disciplina delle emissioni industriali, serve anche l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

L’AIA è di competenza statale per impianti con potenza superiore a 300 MW, mentre sopra i 50 MW è la Regione a occuparsene.

Questo provvedimento raccoglie in un unico atto tutte le autorizzazioni ambientali necessarie: emissioni in atmosfera, scarichi idrici, rumore, utilizzo delle risorse naturali. I tempi di rilascio vanno dai 6 ai 12 mesi, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 152/2006, dal D.Lgs. 128/2010 e dalla Direttiva 2010/75/UE.

6. Rispettare le condizioni ambientali, le mitigazioni e le compensazioni

Durante i procedimenti ambientali, ai quali partecipano tutte le amministrazioni coinvolte e il pubblico interessato, possono essere imposte condizioni ambientali, misure di mitigazione e interventi compensativi. Queste prescrizioni non sono optional: fanno parte integrante dei titoli ambientali e influenzano direttamente come si realizzerà e gestirà l’impianto.

7. Ottenere i titoli edilizi

Solo dopo aver completato tutte le procedure ambientali e ottenuto le relative autorizzazioni si può finalmente chiedere il permesso di costruire. Di norma viene rilasciato entro 3 mesi, a condizione che il progetto rispetti pienamente le prescrizioni urbanistiche e ambientali.

Considerazioni conclusive

La sequenza di passaggi necessaria per realizzare un data center dimostra come le valutazioni ambientali e urbanistiche non siano formalità accessorie, ma condizioni sostanziali perché l’intervento sia legittimo. Se non si rispetta il giusto ordine delle fasi – dalla destinazione urbanistica alla VIA e all’AIA – l’intero progetto rischia di essere annullato e bloccato. Il data center rappresenta quindi un esempio emblematico di come pianificazione del territorio e tutela preventiva dell’ambiente debbano procedere integrate.

La procedura unificata attualmente in fase di elaborazione potrebbe semplificare significativamente questo percorso, riducendo i tempi complessivi e garantendo un coordinamento più efficace tra le diverse amministrazioni coinvolte.